Oceani & clima · pagina divulgativa
Che cos'è la corrente che aiuta a riscaldare l'Europa, come funziona, come la misurano gli scienziati e come sta cambiando.
AMOC è la sigla inglese di Atlantic Meridional Overturning Circulation, in italiano circolazione di rovesciamento meridionale dell'Atlantico. È un enorme sistema di correnti che attraversa l'Oceano Atlantico da sud a nord e ritorno.
Immagina un gigantesco nastro trasportatore fatto d'acqua: vicino alla superficie l'acqua calda viaggia verso nord; quando arriva nei mari freddi vicino alla Groenlandia diventa più pesante e sprofonda; poi torna verso sud scorrendo in profondità, come acqua fredda. Questo giro non si ferma mai.
Un soprannome utile: l'AMOC è un po' come il "termosifone dell'Europa". Trasportando calore dai tropici verso nord, contribuisce a rendere gli inverni dell'Europa nord-occidentale più miti di quanto sarebbero altrimenti alla stessa latitudine.
Perché "meridionale" e "di rovesciamento"? "Meridionale" si riferisce al movimento lungo i meridiani, cioè in direzione nord–sud. "Di rovesciamento" (in inglese overturning) descrive il fatto che l'acqua non resta sempre in superficie: si "rovescia", cioè sprofonda in un punto e risale altrove.
L'AMOC fa parte di un sistema ancora più ampio, la circolazione termoalina globale. Il flusso di calore trasportato verso nord nell'Atlantico è dell'ordine di un petawatt (un milione di miliardi di watt): un'enormità, paragonabile a molte volte tutta l'energia usata dall'umanità.
Esplora la cartina interattiva: puoi zoomare, spostarti e cliccare i quattro osservatori (i cerchi numerati) per scoprire dove e come misurano l'AMOC. Le linee arancioni mostrano la corrente calda superficiale che va verso nord; le linee azzurre tratteggiate, la corrente fredda profonda che torna verso sud.
Clicca i cerchi numerati sulla mappa per scoprire i quattro osservatori che misurano l'AMOC.
👆 Seleziona un osservatorio (sulla mappa o con i pulsanti qui sotto) per leggere dove e come misura l'AMOC.
Mappa basata su OpenStreetMap (© OpenStreetMap contributors). I tracciati delle correnti sono didattici: le correnti reali sono molto più ampie e articolate. Le quattro linee tratteggiate indicano dove gli osservatori "tagliano" l'oceano per misurare l'AMOC.
Cosa fa muovere quest'acqua? Il segreto sta in due ingredienti che cambiano il peso dell'acqua di mare: la temperatura e la salinità. Acqua più fredda e più salata è più pesante e tende a scendere; acqua più calda e meno salata è più leggera e resta in superficie.
In una frase: il calore fa salire l'acqua e la fa viaggiare verso nord; il freddo la fa sprofondare e tornare indietro. È questo continuo "rovesciamento" a tenere in moto l'AMOC.
La circolazione termoalina. Il termine tecnico è circolazione termoalina: "termo" per la temperatura, "alina" per la salinità. Entrambe determinano la densità dell'acqua marina, e sono le differenze di densità a innescare i movimenti verticali.
Dove sprofonda l'acqua. La formazione di acque profonde avviene soprattutto in due regioni: il Mare del Labrador e i Mari Nordici (tra Groenlandia, Islanda e Norvegia). Qui si formano masse d'acqua dense note come North Atlantic Deep Water.
Un equilibrio delicato. Se in superficie arriva troppa acqua dolce (es. dallo scioglimento dei ghiacci o da piogge intense), l'acqua diventa meno salata e meno pesante, e fatica a sprofondare. Ecco perché i cambiamenti climatici possono influenzare l'AMOC.
L'AMOC non si vede a occhio nudo e non si può "fotografare". Per misurarla, scienziati di diversi Paesi hanno installato linee di strumenti che attraversano l'oceano da una sponda all'altra, ad alcune latitudini scelte con cura.
Ogni linea è fatta di ormeggi: cavi ancorati al fondale che salgono verso la superficie, carichi di sensori che misurano in continuazione temperatura, salinità, pressione e velocità dell'acqua a profondità diverse. Mettendo insieme i dati di tutta la linea, gli scienziati riescono a calcolare la forza dell'AMOC.
I quattro osservatori principali:
| Osservatorio | Dove | Attivo |
|---|---|---|
| RAPID | 26,5°N (dalla Florida verso l'Africa) | dal 2004 |
| OSNAP | Atlantico subpolare (vicino alla zona di sprofondamento) | dal 2014 |
| MOVE | 16°N (Atlantico tropicale) | dal 2000 |
| SAMBA | 34,5°S (Atlantico meridionale) | dagli anni 2000 |
Il punto chiave: i sensori registrano i dati dentro agli strumenti, sott'acqua. Per leggerli, una nave oceanografica deve raggiungere la linea e recuperare gli ormeggi, un'operazione che si fa solo ogni 1–2 anni circa. Ecco perché i dati arrivano con mesi o anni di ritardo (sezione 6).
RAPID (per esteso RAPID–MOCHA–WBTS) è la serie di misure continue più lunga e completa che esista: collaborazione tra Regno Unito e Stati Uniti, attiva dall'aprile 2004 a 26,5°N. È la "spina dorsale" di quasi tutto ciò che sappiamo sulle variazioni recenti dell'AMOC.
OSNAP (Overturning in the Subpolar North Atlantic Program) misura l'AMOC molto più a nord, quasi "sul posto di lavoro" del motore. È una collaborazione internazionale, fornisce dati dal 2014.
MOVE osserva il flusso profondo a 16°N dal 2000. SAMBA controlla l'Atlantico meridionale a 34,5°S, importante perché lì entra parte dell'acqua calda che poi viaggia verso nord.
Accanto agli ormeggi, gli scienziati usano galleggianti Argo, satelliti che misurano l'altezza del mare e modelli al computer che combinano tutte queste informazioni. Nessuno di questi strumenti dà però una misura diretta e immediata dell'AMOC.
Cosa ci dicono finora le misure? L'AMOC cambia molto da un mese all'altro e da un anno all'altro, e su tempi lunghi mostra una lieve tendenza all'indebolimento.
Ricostruzione illustrativa basata sui dati pubblicati dell'array RAPID (Smeed et al.; rapid.ac.uk). I valori mostrano l'andamento qualitativo, non misure esatte; le oscillazioni mese per mese sono molto più ampie.
Le misure dirette esistono solo da circa vent'anni. Per sapere com'era l'AMOC nei secoli passati, gli scienziati usano indicatori indiretti, ad esempio la temperatura dell'oceano registrata nei sedimenti. Queste ricostruzioni suggeriscono che l'AMOC si sia indebolita soprattutto a partire dalla metà del Novecento.
Ricostruzione schematica dell'andamento di lungo periodo, basata su indicatori indiretti. L'AMOC sarebbe oggi probabilmente la più debole degli ultimi mille anni e oltre, con incertezze. Fonti: Caesar et al. 2018 e 2021; Rahmstorf et al. 2015.
È una bella domanda: si può vedere l'AMOC aggiornata istante per istante, come il meteo? La risposta oggi è no, e capire perché è già una lezione di scienza.
Le serie di dati dell'AMOC vengono pubblicate con un ritardo che va da diversi mesi ad alcuni anni. Una mappa davvero "in diretta" non sarebbe basata su misure reali.
Cosa si può fare? Una pagina come questa: cartina che mostra dove sono gli osservatori e come funziona la circolazione, affiancata dai grafici con i dati più recenti, da aggiornare man mano. Esistono anche stime sperimentali "quasi in tempo reale" da satelliti e galleggianti, ma sono approssimazioni indirette.
Perché tanti scienziati tengono d'occhio l'AMOC? Perché è uno degli ingranaggi che regolano il clima dell'emisfero nord, e i cambiamenti climatici potrebbero indebolirlo.
Con il riscaldamento globale, in superficie nei mari del nord arriva più acqua dolce e meno densa: dallo scioglimento dei ghiacci della Groenlandia e da piogge più abbondanti. Acqua più leggera fa più fatica a sprofondare. Molti studi prevedono che l'AMOC si indebolirà nel corso del XXI secolo.
L'IPCC (il principale organismo scientifico internazionale sul clima) considera molto probabile che l'AMOC si indebolisca durante questo secolo. Un collasso brusco e completo entro il 2100 è ritenuto improbabile, ma con fiducia limitata: l'incertezza è ancora grande.
Negli ultimi anni alcuni studi hanno suggerito che l'AMOC possa avvicinarsi a un "punto di non ritorno" già in questo secolo. Sono lavori seri ma molto dibattuti: non rappresentano una conclusione condivisa. C'è ampio accordo, invece, sul fatto che l'AMOC vada monitorata con attenzione.
Perché si parla di "punto di non ritorno". L'AMOC può avere più di uno stato stabile: oltre una certa soglia, un indebolimento potrebbe "autoalimentarsi" (meno circolazione → meno sale trasportato verso nord → acque meno dense → meno circolazione) e diventare difficilmente reversibile. Comportamento osservato nei modelli e in alcuni dati paleoclimatici.
Studi recenti e dibattito. Tra il 2023 e il 2024 alcuni lavori hanno suggerito che la soglia potrebbe essere più vicina di quanto si pensasse, con stime molto incerte. Altri ricercatori hanno criticato i metodi. La comunità scientifica considera la questione aperta.
Possibili conseguenze di un forte indebolimento. Inverni più rigidi e clima più variabile nell'Europa nord-occidentale; spostamento delle fasce di pioggia tropicali; innalzamento più rapido del mare sulle coste nord-orientali del Nord America; effetti su pesca ed ecosistemi. Un indebolimento dell'AMOC non annullerebbe il riscaldamento globale: i due fenomeni si sovrapporrebbero.
In sintesi: l'AMOC è quasi certamente destinata a indebolirsi in questo secolo; un collasso totale a breve è improbabile ma non impossibile, e l'incertezza resta ampia. È per ridurre questa incertezza che gli scienziati continuano a misurarla.
Questa pagina è uno strumento divulgativo: riassume in modo semplice conoscenze scientifiche pubblicate. Per i dati originali si possono consultare: